FINANZA/ La sentenza sui derivati che solleva nuove domande sul Tesoro (e sul debito)

La sentenza della Corte di Cassazione sui derivati fa sorgere delle domande, senza risposta, sulla gestione del debito pubblico italiano

GIANFRANCO D’ATRI

 

 

La sentenza della Corte di Cassazione del 12 maggio sui derivati ha stabilito dei principi giuridici che determineranno gli esiti di diverse vicende in cui gli enti pubblici, come Comuni, Regioni e Province, sono da ritenersi parte lesa nei confronti delle banche che li indussero a sottoscrivere contratti – presentati come utili a mitigare i rischi finanziari – con clausole e condizioni che hanno complessivamente generato un debito aggiuntivo di oltre un miliardo di euro. Dal 2014 tali contratti sono vietati, ma i debiti restano fino a pronunce sui casi specifici e ci attendiamo ora una ripresa del contenzioso.

Ovviamente, per penna di noti giuristi, cominciano a essere evidenziate le possibili obiezioni che le banche – forse loro le vere vittime?! – potranno opporre, e il tema meriterà ulteriori approfondimenti. La sentenza, comunque, non ha ovviamente effetto diretto sul maggiore ente pubblico: lo Stato italiano. Il ministero del Tesoro ha negli anni ritenuto di sottoscrivere contratti cosiddetti “swap” con le maggiori banche internazionali, riuscendo a cumulare perdite mostruose: 37 miliardi dal 2010 a oggi e altri 36 per i prossimi anni. Si tratta di scommesse finanziarie sull’andamento dei tassi d’interesse di cui non una è risultata vincente. Persino alle slot machine truccate ogni tanto si vince: le slot dei colossi finanziari mondiali neanche il piacere di qualche milionata di euro hanno concesso ai ludopatici della gestione del debito.

Intendiamoci, le sentenze dei tribunali, penale di Trani e contabile della magistratura dei Conti, hanno stabilito che non vi sono responsabilità dei gestori del debito pubblico – in particolare di Cannata, La Via, Siniscalco e Grilli -, ma alla luce di quanto affermato dalla Cassazione e dei dispositivi assolutori, possiamo trarne un quadro desolante.

La recente sentenza afferma, fra l’altro, la liceità dei contratti derivati “solo in presenza di una precisa misurabilità/determinazione dell’oggetto contrattuale”: nel caso esaminato, l’ente , il comune di Cattolica, non era in grado di valutare la portata delle clausole e condizioni, anche perché privo delle necessarie competenze tecnico-finanziarie.

Ma allora, al ministero del Tesoro, dove dovremmo avere solo competenti al massimo livello, tale obiezione non si applicava? Ma ecco che la sentenza assolutoria dei funzionari pubblici e di Morgan Stanley ci spiega che non c’è stato dolo o malizia, ma ignoranza, scarsa capacità di valutazione e di mezzi contrattuali.

La sintesi è stata fornita da Visco alla Commissione sulle Banche il 30/01/2018 : “Potevamo noi nel 2013 essere un pochino più svegli? Forse”. Speriamo che per il futuro il Tesoro si doti di macchinette per il caffè per le sale di negoziazione e per gli uffici legali. Se la recente sentenza non riaprirà tecnicamente il ruolo delle responsabilità, sarebbe bene che si facesse chiarezza su quanto è accaduto, almeno per evitare che, sotto altra forma, possa accadere ancora che le decisioni della direzione del debito pubblico siano subordinate a quelle delle grandi banche che,usualmente loro, sono ben sveglie.

Purtroppo a valle della crisi Covid l’Italia avrà il più grosso debito pubblico – a parte Usa e Giappone – pari a 2.500 miliardi, sul quale si potrà scommettere e speculare: avere come controparte un soggetto debole e addormentato è la migliore opportunità per qualsiasi trader, anche junior. Ovviamente le principali trattative – negoziazioni – avvengono sui mercati regolamentati, ma su quali e quanti mercati si trattano i titoli di Stato italiano? Il Tesoro ne riconosce uno solo, lo Mts di Borsa Italiana e delle 26 principali banche internazionali. E per fugare ogni dubbio su possibili conflitti d’interesse, a presiedere Mts è stata chiamata la stessa Maria Cannata che, per conto dei cittadini italiani, ha offerto sul mercato, “sonnecchiando ” a detta di Visco, migliaia di miliardi di euro di opportunità.

P.S.: Ancora oggi non sono accessibili i contratti stipulati, i resoconti delle negoziazioni e altra documentazione che farebbero chiarezza su quanto avvenuto. Soprattutto, però, non esiste evidenza pubblica di come funzionano le aste dei titoli, dei soggetti fisici che partecipano e determinano i prezzi ovvero degli algoritmi utilizzati.

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